Braccio di ferro sulle energie rinnovabili

Dall’Europa arriva vento avverso per le energie rinnovabili. L’agenzia europea per il coordinamento tra le Autorità per l’energia Acer e il Consiglio dei regolatori CEER stanno spingendo per far modificare il pacchetto di riforma del mercato elettrico Ue, previsto per fine anno, cancellando la priorità di dispacciamento anche per gli impianti rinnovabili esistenti, oltre che per i nuovi. Questo vuol dire che tutti gli operatori “green”, vecchi e nuovi, rischiano di perdere la scelta di immettere per primi l’energia nella rete elettrica. In sostanza, se le richieste di Acer e Ceer venissero accolte, non ci sarà più alcuna corsia preferenziale per le fonti verdi. 

Il superamento della priorità di dispacciamento è già prevista nella bozza di riforma Ue, ma solo per gli impianti futuri (o in caso di rifacimenti o potenziamenti) senza misure retroattive. Già solamente questo, quando sono iniziate a circolare le prime bozze del testo Ue, aveva provocato la reazione di protesta delle associazioni di settore. 

Tuttavia ora Acer e Ceer rilanciano, scrivendo alla Commissione europea per chiedere di rimuovere la priorità anche per gli impianti esistenti, il tutto con l’obiettivo di ridurre i costi per i consumatori. In questo modo “si permetterebbe a tutte le tecnologie di competere equamente nel mercato al minor costo possibile per il consumatore”, sostengono Acer e Ceer. “In qualità di regolatori europei dell’energia, crediamo che il Clean Energy Package debba assicurare, riguardo alla partecipazione al mercato, che tutte le tecnologie competano sullo stesso piano. Ciò richiede un dispacciamento basato su criteri di mercato per tutte le risorse”, puntualizza Alberto Pototschnig, direttore di Acer.  

Parole che hanno fatto insorgere il mondo delle rinnovabili. La priorità di dispacciamento è da sempre un volàno per le energie green, visto che, al contrario delle fonti fossili, non sono programmabili e quindi hanno maggior bisogno di aiuti per renderle adattabili ai consumi. Questo garantisce una certa redditività a chi investe in questo settore. 

Siamo di fronte a “misure retroattive” che “minano nei fatti la fiducia degli investitori nell’energia rinnovabile e mettono perciò a rischio la transizione energetica europea”, dicono le maggiori associazioni europee delle fonti rinnovabili (Wind Europe, Solar Europe, European Biogas Association, Egec Geothermal, Eref, Ocean Energy Europe, Eurec, Estela, Enercon, Ehpa e Turboden). “Sostenendo misure retroattive – continuano le associazioni con particolare riferimento all’Acer - l’agenzia finanziata con fondi pubblici danneggia la certezza degli investitori e la fiducia nelle rinnovabili e mette di conseguenza in pericolo la transizione energetica. La recente presa di posizione solleva anche dubbi se simili posizioni basate su considerazioni tecnologiche siano in linea col mandato di Acer definito nel Terzo Pacchetto”. 

In campo sono scesi anche gli operatori italiani. Il mantenimento della priorità di dispacciamento per le installazioni esistenti “serve a proteggere gli investimenti già realizzati e dovrebbe essere estesa alle installazioni esistenti in corso di modernizzazione e repowering nei siti dove le rinnovabili sono più efficienti ambientalmente ed economicamente”, spiega a Tuttogreen Simone Mori, presidente Elettricità Futura. 

Più dura l’Anev, l’Associazione nazionale dell’energia eolica. Secondo il presidente Simone Togni cancellare la priorità di dispacciamento per gli impianti da fonte rinnovabile già esistenti “sarebbe lesivo per le aziende che operano nel settore e alle quali verrebbe tolto uno strumento previsto in fase di investimento”. Inoltre, aggiunge l’associazione, “una norma di questo tipo, con efficacia retroattiva, sarebbe in totale contrasto con le indicazioni della Commissione Europea sul tema”.  


 
 

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