700 scalpi americani per re Giorgio, le fake news di Benjamin Franklin

Tutti sono pronti a usare il termine¬†fake news¬†ma, come del resto accadeva col tradizionale¬†bufala,¬†questo tende a nascondere la complessa tassonomia della disinformazione.¬†Come¬†spiegato da Valigia Blu¬†esistono le notizie false al 100%, ma si fa disinformazione anche quando si manipola la realt√† usando un contesto ingannevole, per esempio usando immagini vere e testi falsi o scollegati. Un altro livello di classificazione pu√≤ essere quello degli obiettivi. Da quando esiste la stampa le bufale sono state usate¬†per guadagnare di pi√Ļ, internet ha ampliato la concorrenza. La¬†recente ossessione¬†per le¬†fake news¬†√® per√≤ di natura politica, e si potrebbe riassumere con “i populisti vincono perch√© la gente legge bufale su fb”.

Da una parte rimane tutta da dimostrare l’effettiva portata delle fake news via internet¬†nella vittoria, per esempio, di Donald Trump. Dall’altra la propaganda non √® stata inventata ieri e la storia √® piena di fake news deliberatamente diffuse per conseguire un risultato politico.

Una di queste √® stata concepita nientemeno che da uno dei padri fondatori degli Stati Uniti d’America, Benjamin Franklin.

Benjamin Franklin in un dipinto di David Martin, esposto alla Casa Bianca (foto: Pubblico Dominio via Wikimedia Commons)

Le bufale di Benjamin Franklin sono famose, ma durante la rivoluzione americana il suo talento non fu usato solo per divertimento. Come altri eroi della rivoluzione Franklin aveva ben capito quanto fosse importante il Quarto potere: il Washington Post ricorda che persino John Quincy Adams, che nel 1825 diventò il sesto presidente degli Stati Uniti, nel 1769 dichiarava di dedicarsi alla creazione di notizie false o esagerate sui giornali in modo da indebolire l’autorità reale britannica nel territorio del Massachusetts.

Franklin invece, mentre nel 1782 era ambasciatore in Francia, stampò un’edizione completamente falsa del Boston Independent Chronicle dal contenuto raccapricciante. Il capitano Samuel Gerrish aveva intercettato un carico indirizzato al governatore del Canada: 8 grandi pacchi del carico contenevano scalpi di uomini, donne e bambini per un totale di circa 700 trofei.

Una lettera di un agente britannico spiegava che il bottino era stato raccolto dai nativi americani Seneca, alleati della Corona, durante gli ultimi tre anni. Gli scalpi erano stati marchiati dagli indiani d’America con diversi simboli e colori che identificavano le vittime e le circostanze della morte in un crescendo di atrocit√†: alcuni erano combattenti, altri dei civili; alcuni erano stati bruciati vivi dopo essere stati torturati, altri uccisi con un‚Äôaccetta; alcuni appartenevano a madri, altri erano quelli dei bambini strappati al loro ventre.

Il capi pellerossa¬†chiedevano che gli scalpi venissero ‚Äúinviati sull‚Äôacqua al grande re, in modo che li potesse ammirare¬†e ne fosse rinfrancato‚ÄĚ, cos√¨ che non dubitasse della loro lealt√† nello sterminare i suoi nemici. I nativi americani inoltre chiedevano al ricco re armi e polvere da sparo, ma anche abiti e coperte.

A parte i caratteri tipografici francesi, il supplemento 705 all‚Äôedizione del¬†Boston¬†Independent Chronicle and Universal Advertiser creato da Franklin sembrava genuino in tutto e per tutto, pubblicit√† comprese. Ne fece circolare diverse copie tra i suoi amici in quel momento in Europa, sperando che alla fine arrivasse alla la stampa britannica e che venisse ristampato. L‚Äôobiettivo di Franklin, che stava lavorando al trattato di pace di Parigi, era¬†quello di ottenere risarcimenti dalla Gran Bretagna per quello che aveva subito durante la guerra per mano del re e degli alleati indigeni. Pi√Ļ in generale, Franklin intendeva mostrare la crudelt√† della Corona inglese nei confronti di civili inermi e di conseguenza inculcare nel pubblico britannico le ragioni dell‚Äôindipendenza.

Un paio di giornali inglesi effettivamente ripubblicarono parte del falso giornale, ma non sembra che la fake news propagandistica abbia avuto qualche effetto tangibile. In America invece la storia dei 700 scalpi fu ristampata dozzine di volte, e come spesso accade con le bufale, cominciò a vivere di vita propria.

In Nord America alcune trib√Ļ¬†si erano alleate con questa o con l‚Äôaltra fazione, ma era gi√† nell‚Äôaria che nessun nativo americano sarebbe rimasto a lungo indispensabile. Se il bersaglio della fake news di Franklin era la politica estera britannica, fin√¨ invece per unire ulteriormente le ex-colonie contro la minaccia dei selvaggi pellerossa.

Nel 1813, a 31¬†anni di distanza dalla sua prima apparizione a 23¬†dalla morte del suo creatore,¬†la fake news di Franklin stava per riemergere¬†sui giornali americani. Gli Usa erano di nuovo in guerra col Regno Unito¬†e¬†il 23 gennaio alcuni degli alleati nativi¬†massacrarono i feriti americani superstiti della battaglia di Frenchtown (Michigan, vicino al fiume Raisin), nonostante si fossero arresi il giorno precedente. Questo episodio riemp√¨ di rabbia la nazione, e i giornali ripubblicarono la bufala di Franklin. Come spiega lo storico Robert Parkinson¬†l’intento era mostrare che da molto tempo gli indigeni americani erano noti per la loro brutalit√†.

Nella dichiarazione di indipendenza del 1776 del resto si legge:

“Ha eccitato [n.d.A.] insurrezioni interne tra noi e ha tentato di muovere gli abitanti delle nostre frontiere, gli¬†indiani selvaggi senza piet√†, la cui nota regola di guerra √® un‚Äôindiscriminata distruzione delle persone di ogni et√†, sesso e condizione.”

La bufala di Franklin venne riconosciuta (pubblicamente) come tale solo nel 1854 dal The State Gazette.


Fonte: WIRED.it

 
 

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