Ecco come tratteremo i tumori nei prossimi vent’anni

(Foto: Andrew Burton/Getty Images)

In che modo evolveranno le terapie oncologiche nei prossimi due decenni? Questa è la domanda a cui ha tentato di dare una risposta Giovanni Apolone, direttore scientifico della Fondazione Irccs – Istituto nazionale dei tumori, intervenuto a Venezia in occasione della tredicesima edizione della conferenza The Future of Science, la prima dopo la scomparsa – lo scorso novembre – del fondatore Umberto Veronesi.

“Dal punto di vista tecnologico si apriranno due strade”, Apolone ha raccontato a Wired a margine della conferenza, “tra cui la principale è legata ai farmaci e in particolare alla possibilità di accoppiare trattamenti e pazienti in funzione dell’impronta genetica. I kit diagnostici del futuro non si baseranno più sullo stato macroscopico di un organo, ma scenderanno a livello cellulare e molecolare. L’altra strada”, continua, “è rappresentata dalle nuove tecniche di radioterapia, che saranno guidate da tecnologie di imaging. Ipotizzando per esempio di dover trattare un tumore al polmone, è evidente che per ottenere un risultato ottimale e colpire solo le cellule tumorali è necessario tenere conto dei movimenti respiratori del paziente, ossia orientare in modo dinamico il fascio di energia o di particelle, con un sistema di posizionamento regolato in tempo reale”.

A oggi la metà dei pazienti oncologici (circa mille al giorno) riceve un trattamento radioterapico, e affinare queste tecniche significa migliorare la qualità della vita ogni anno a centinaia di migliaia di persone solo in Italia. La centralità del benessere del paziente – anziché il brutale trattamento della malattia – è riconosciuta come una delle principali eredità metodologiche di Umberto Veronesi, che sull’isola di San Giorgio Maggiore a Venezia ha curato le prime dodici edizioni di The Future of Science e a cui è di fatto dedicato l’appuntamento di quest’anno. Lo ricorda anche lo stesso Apolone, che ora occupa il medesimo ruolo che il celebre oncologo ebbe fino agli anni Novanta.

Ma la medicina che verrà – The Lives to Come, come recita il sottotitolo dell’edizione 2017 – sarà caratterizzata anche da terapie che cambiano con l’evoluzione del tumore. “L’idea di fondo”, ha spiegato Apolone, “è la consapevolezza che le cellule tumorali, i farmaci e il corpo del paziente formano un ambiente interconnesso. I tumori sono strutture eterogenee al loro interno e che evolvono nel tempo, dunque bisogna essere in grado di interpretare i cambiamenti attraverso terapie non solo personalizzate ma anche dinamiche. La medicina personalizzata sta evolvendo nella cosiddetta dinamic medicine, già disponibile per un piccolo numero di malattie, in cui diventa fondamentale tenere conto di tutta la storia clinica del paziente”.

Giovanni Apolone (Foto: Nicolò Miana/Flickr)

Un altro cambio di paradigma riguarda le tecniche d’intervento sulla massa tumorale. “L’obiettivo non sarà più semplicemente impedirne la crescita uccidendo il tumore a livello cellulare, ma si interverrà riattivando il sistema immunologico di auto-difesa, che certi tumori sono in in grado di ingannare e disarmare”, racconta Apolone. “Questo riguarda in particolare i tumori attualmente non curabili, per i quali i trattamenti tradizionali sono come acqua fresca e hanno pochissimi effetti, mentre grazie ai nuovi farmaci immunologici si riesce nel 20-30% dei casi ad avere pazienti cosiddetti lungo-sopravviventi, ossia con aspettativa di vita molto maggiore e magari guariti del tutto”. Nei casi più complessi, quando tutte le terapie risultano incapaci di curare il paziente, la strategia sarà di congelare il tumore, bloccando più a lungo possibile il progresso della malattia e insegnando al paziente a convivere con il cancro.

L’evoluzione della medicina personalizzata sarà poi il cosiddetto modello N-of-1, ossia la riduzione degli studi clinici a un solo paziente, ma con un monitoraggio per tempi molto lunghi e per patologie multiple. Gli studi meno ampi ma più focalizzati partono dal presupposto che il soggetto umano è estremamente complesso, e che le ricadute delle malattie spesso coincidono con un’evoluzione (anche genetica) e un cambiamento nel paziente stesso.

Se da una parte è sulla bocca di tanti che la medicina del futuro sarà più orientata verso il paziente – non più di reazione alla malattia ma fondata sulla prevenzione – dall’altra un ulteriore sviluppo riguarderà la personalizzazione non solo delle terapie, ma anche dei percorsi di prevenzione e diagnosi. “Ed è fondamentale personalizzare le azioni da intraprendere in base al rischio individuale, anziché a quello medio dell’intera popolazione”, chiosa Apolone.

E che dire dal punto di vista politico e organizzativo, almeno a livello di auspicio? “La sanità dovrà essere ri-orientata sui bisogni dei pazienti e non sui protocolli farmaceutici, anzitutto aumentando il coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni e favorendo la comunicazione a due vie, dalla ricerca in laboratorio al paziente e – soprattutto – viceversa, con un meccanismo di feedback”, chiarisce Apolone. E continua: “nuove collaborazioni nazionali e internazionali saranno necessarie per creare database integrati che uniscano i risultati studi clinici piccoli ma ben selezionati, sfruttando i Big Data. La medicina resta una scienza confermativa, ed è da sempre soggetta alle pressioni di molti portatori d’interesse, richiede tempo per avere conferme e deve sottrarsi ai meccanismi del puro interesse economico”. Con un pizzico di romanticismo, l’obiettivo è chiaro: “far tornare il cancro una malattia rara come era nel passato e far diventare il cancro una malattia curabile come ci auguriamo sarà nel futuro”, conclude Apolone.

D’altra parte già i dati odierni sono piuttosto rassicuranti: siamo in grado di guarire il 65% delle forme tumorali, con punte dell’80% per certe tipologie come ad esempio per il cancro alla mammella. L’assodata capacità di trattare i tumori è dimostrata dagli oltre tre milioni di persone che hanno avuto il cancro e sono ancora vive, anche se in molti casi si è ottenuto l’allungamento della vita e non la guarigione completa. Oggi si possono curare pazienti che pochi anni fa non erano affatto trattabili, ed è possibile profilare geneticamente il tessuto di un tumore, ricavando informazioni utili sia per la ricerca scientifica sia per il trattamento del pazienti odierni.

Tuttavia il cancro resta la seconda causa di morte al mondo, e i casi registrati sono in aumento. Questa crescita è dovuta a un insieme di cause: la permanenza negli stili di vita dei comportamenti che possono causare il cancro (fumo, inquinamento, cattiva alimentazione,…), l’invecchiamento della popolazione e – con un impatto statistico più che sanitario – le tecniche di diagnosi sempre più efficaci e precoci.


Fonte: WIRED.it

 
 

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