Escrementi umani, c’è chi ne ha fatto un business

L’economia circolare non cessa di stupire. Il riuso e la valorizzazione delle risorse potrebbe però presto risolvere anche una delle principali piaghe igieniche dei paesi in via di sviluppo. Stando ai dati Onu, a oggi 2,8 miliardi di persone – ovvero il 38% della popolazione mondiale – non ha accesso a un’adeguata rete fognaria. Entro il 2030, questo problema crescerà, arrivando a interessare circa 5 miliardi di persone.

Oltre alla chiara emergenza sanitaria, c’è chi ritiene che gli escrementi possano essere non solo l’oggetto di un problema igienico da risolvere, ma il protagonista di un business da avviare. Il tema viene affrontato in un articolo di ampio respiro pubblicato su Nature, che illustra la varietà delle tipologie di business che stanno vedendo la luce: dalla produzione di mattoni e diverse tipologie di cemento,  alla coltivazione di particolari tipi di piante e l’avvio di allevamenti ittici in stagni normalmente usati per trattare fanghi e  opportunamente adattati.

Il Ghana è un esempio virtuoso in tal senso: governo locale e industrie private hanno avviato la Jekora Ventures,  una joint venture per produrre fertilizzante a partire dalla materia fecale. Secondo le previsioni , le nuove metodologie operative dovrebbero consentire alla Jekora di produrre 500.000 tonnellate di fertilizzante annue,  grazie al trattamento delle deiezioni di 65.000-100.000 persone. Parte dei profitti della joint venture vengono utilizzati anche per migliorare le condizioni igieniche dell’area.

L’obiettivo è ora quello di esportare questo modello anche in altri paesi in via di sviluppo, a partire dello Sri Lanka.

Le possibili applicazioni non finiscono qui: secondo un report dell’Università di Hamilton, sfruttando la massa fecale annua di tutta la popolazione globale, si riuscirebbe a generare una quantità di energia elettrica sufficiente per soddisfare le esigenze di 138 milioni di famiglie. I ricercatori, in quest’esperimento di due anni fa, sono riusciti a produrre del biogas in un ambiente privo di ossigeno. Il processo utilizzato è quello della digestione anaerobica e permette la degradazione della sostanza organica da parte di microrganismi. Viene spesso utilizzato in Europa e in Nord America anche per il trattamento delle acque reflue.


Fonte: WIRED.it

 
 

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