Produrre bitcoin consuma molta energia. Troppa

Il dettaglio di un centro di estrazione di bitcoin

Negli ultimi mesi il continuo rimbalzo dei prezzi di bitcoin ha innescato dubbi non solo sulla sostenibilità finanziaria della criptovaluta, ma anche sull’impatto ambientale della blockchain. Una delle conseguenze più interessanti e non intenzionali dell’aumento di prezzo è stata l’impennata del consumo globale di energia. Migliaia di nuovi bitcoin vengono creati ogni giorno attraverso un processo noto come mining. Ciascun token (l’unità di una criptovaluta) richiede la risoluzione di un complesso puzzle matematico attraverso processi crittografici eseguiti da potenti computer. Più bitcoin si creano, più aumenta il tasso di difficoltà dei calcoli, più cresce il fabbisogno di elettricità. Secondo gli esperti dell’università di Cambridge il consumo energetico della rete continuerà a salire nei prossimi mesi destando preoccupazioni sul fronte della sostenibilità ambientale.

Quando i bitcoin aumentano di valore, più macchine vengono collegate per minare criptovalute e il consumo di energia dei sistemi computazionali cresce esponenzialmente.

Secondo un rapporto pubblicato qualche settimana fa da Morgan Stanley, la potenza computazionale necessaria per creare ciascun token digitale consumerebbe almeno la stessa quantità di elettricità che la famiglia media americana consuma in due anni. Quest’anno la domanda di energia legata al mining sarebbe destinata a triplicare. Gli analisti prevedono che l’estrazione di bitcoin arriverà a consumare più di 125 terawattora di elettricità entro i prossimi dodici mesi, pari allo 0,6% del consumo mondiale, un livello che i veicoli elettrici non raggiungeranno fino al 2025.

Lo scorso anno la blockchain di bitcoin ha consumato 36 terawatt di energia, tanto quanto uno stato come il Qatar.

I sei più grandi centri aggregati di mining (mining pool) al mondo, da Antpool a Btcc, sono tutti in Cina dove i costi energetici sono più economici rispetto a nazioni come il Regno Unito o gli Stati Uniti. L’entroterra del paese si è rivelato un luogo ideale per i mega data center a causa dei prezzi a buon mercato di elettricità e terreni.

Gran parte dell’energia nella provincia cinese proviene però da centrali elettriche inefficienti a carbone, costruite in previsione di grandi progetti edilizi mai realizzati. Secondo il sito Bitcoinmagazine.com circa il 70% dei principali pool minerari bitcoin si trovano in Cina o sono di proprietà di società cinesi con un impatto colossale in termini di emissioni nocive dovuto alla bassa qualità degli impianti di fornitura elettrica. Uno studio del settore pubblicato pochi mesi fa da Garrick Hileman e Michel Rauchs dell’università di Cambridge ha stimato che la Cina produrrebbe circa un quarto di tutta la potenza computazionale necessaria per generare criptovalute con conseguenze disastrose sull’ecosistema. Bitmain Technologies gestisce la più grande server farm al mondo a Erdors, nella Mongolia interna, otto magazzini in metallo lunghi 100 metri con oltre 25.000 computer dedicati alla risoluzione dei calcoli crittografati, che generano quasi il 4% della potenza di elaborazione nella rete bitcoin globale. L’intera operazione funziona con elettricità prodotta a carbone.

Qualche mese fa il sito di analisi specializzato Digiconomist ha fatto notizia stimando che la rete bitcoin starebbe consumando tanta energia quanto una nazione come la Danimarca. Ogni operazione in Bitcoin richiederebbe attualmente 80.000 volte più elettricità rispetto a una transazione con carta di credito Visa. Secondo le stime, entro i prossimi diciotto mesi, il processo informatico che genera ogni moneta richiederà più elettricità di quella che gli Stati Uniti consumano in un anno.

Al di là delle valutazioni sensazionali, la realtà è che la natura peer-to-peer di bitcoin rende molto difficile ottenere una panoramica di qualsiasi cosa diversa dal valore della valuta digitale stessa. La moneta virtuale è decentralizzata e non esiste un elenco di computer che compongono la rete o una stima scientifica di quanta energia venga utilizzata. Il dato tangibile è che le operazioni di data mining stanno assorbendo quantità esorbitanti di elettricità. Il fatto che la maggior parte dei bitcoin sia estratto in Cina sta alimentando accese discussioni sull’impatto ambientale del mining.

Alcuni esperti si sono dichiarati molto pessimisti sul futuro. Il crescente interesse da parte dell’alta finanza, sinora rimasta ai margini del clamore mediatico intorno alle criptovalute, porterebbe a una maggiore domanda di moneta digitale spingendo l’uso di energia ancora più in alto, a livelli insostenibili entro i prossimi anni. I ricercatori dell’università del Queensland hanno lanciato l’allarme affermando che i governi stanno concentrando i loro sforzi su come regolamentare le criptovalute sottovalutando il consumo di energia richiesto dalla tecnologia.

Come con qualsiasi prodotto, digitale o fisico, il futuro delle criptovalute sarà determinato in ultima analisi dal modo economicamente più efficace di produrre. Con la prospettiva di nuovi limiti in Cina, i finanziatori stanno cercando altrove. Per attrarre investitori preoccupati dalle eventuali ricadute dovute all’utilizzo di sistemi di fornitura impopolari, le grandi compagnie di mining come Hive Blockchain Technologies e Bitfury Group hanno iniziato a utilizzare energia pulita da paesi come Canada, Islanda e Paraguay. Come affermato dai portavoce della Long Future Foundation – l’associazione no-profit australiana che ha studiato a fondo l’impatto delle criptovalute sull’ambiente – l’estrazione mineraria con energia pulita è possibile ed economicamente valida. Secondo il New York Times persino il creatore di Ethereum, Vitalik Buterin, starebbe conducendo esperimenti per creare token in modo più efficiente esprimendo preoccupazione per l’impatto che l’utilizzo di elettricità della rete potrebbe avere sul riscaldamento globale.


Fonte: WIRED.it

 
 

Archivio

Mazinga Z: Infinity, padri,...

Nel futuro del mondo creato da Go Nagai (l’universo condiviso in cui coesistono Goldr...

leggi tutto

Estrarre bitcoin consuma pi...

(Foto: ROSLAN RAHMAN/AFP/Getty Images) I bitcoin hanno un serio problema con l’ene...

leggi tutto

Bollette di luce e gas più...

(Foto: Getty Images) La cattiva sorpresa molti italiani l’avranno già scartata, a...

leggi tutto

Illuminare l’Africa: Enel...

Foto: Enel Green power “Attraverso questa partnership, Enel ha l’opportunitÃ...

leggi tutto

Le auto a energia solare in...

Partita la World Solar Challenge, manifestazione dedicata allo sviluppo di veicoli a ...

leggi tutto

Ecco da dove arriva e come ...

Foto: Joe Dykes/flickr A voler usare una metafora, se le nazioni moderne avessero uno sc...

leggi tutto

Gli universi paralleli al n...

(Foto: Pixabay) Gli universi paralleli, il cosiddetto multiverso, fuori dal nostro spaz...

leggi tutto

Arriva una svolta nella fus...

(Foto: Mit) Un altro importante passo in avanti per la fusione nucleare. A compierlo son...

leggi tutto

Enel X, un nuovo corso per ...

Nel 2018, un nuovo brand Enel farà il suo ingresso sul mercato: con Enel X, la multina...

leggi tutto

Ecco come limitare l’aume...

Come si potrebbe fare per raggiungere l’obbiettivo dell’Accordo di Parigi d...

leggi tutto
 LIVE CHAT