Come funziona la strada svedese che trasferisce energia ai veicoli elettrici

Al centro della strada corre un binario che ricarica i veicoli elettrici grazie a un braccetto automatico

Il problema principale dei veicoli elettrici è l’autonomia. Tralasciando il prezzo di acquisto più alto (molti paesi offrono ingenti incentivi) e il vero impatto ecologico (dipende da come viene generata l’energia), il freno alla mobilità a elettroni sta nell’assenza di infrastrutture di ricarica e i lungi tempi di attesa richiesti da un pieno. Per questo la Svezia, uno dei paesi più avanzati su questo fronte ha aperto la prima strada che ricarica i veicoli in corsa. Ben diversa, quindi, rispetto a progetti analoghi che sono in grado di produrre solamente energia ma non di trasferirla ai veicoli.

Per ora la strada è molto breve, copre giusto un paio di chilometri e va dall’aeroporto di Stoccolma Arlanda fino alla sede logistica di PostNord, l’azienda che gestisce la posta in Svezia. Lo scopo di questa sperimentazione è, ovviamente, trovare una via d’uscita alla cosiddetta “ansia da prestazione elettrica”, la paura insomma di rimanere a secco nel bel mezzo del nulla, ma anche di diminuire i costi delle vetture.

La parte più costosa di un’elettrica rispetto a un’auto termica è la batteria. Con una strada che ricarica le auto in corsa è ovvio che c’è bisogno di un accumulatore più piccolo, più economico sia da produrre che da smaltire. Da ultimo bisogna ricordare che la Svezia si è imposta di azzerare la sua dipendenza da risorse fossili entro il 2030 e, per raggiungerlo, deve ridurre anche le emissioni nocive del parco circolante.

La parte più interessante della sperimentazione è il funzionamento di questa strada elettrificata.

Ricorda molto da vicino quello delle piste Polistil con cui giocavamo da bambini. In mezzo al manto di asfalto c’è un doppio binario che conduce energia e questa è trasmessa alle auto grazie a un braccio mobile che, toccando il binario, assorbe energia. A questo punto gli elettroni passano all’inverter, il cuore tecnologico di ogni auto elettrica. Starà ad esso stabilire se dirottare il flusso di elettroni al motore così da far andare l’auto senza intaccare la riserva della batteria oppure, al contrario, ricaricare l’accumulatore.

Il braccetto fa ovviamente tutto da solo. Possiamo assimilarlo a quello dei filobus che corrono nelle nostre città solo che è rovesciato e va verso terra anziché puntare in alto. In caso l’auto acceleri o tenti il sorpasso, il braccio si disconnette dal binario e la vettura continua a muoversi grazie all’energia accumulata nella batteria. Una volta rientrata in carreggiata invece il braccio torna al suo funzionamento normale. Il braccio scompare anche quando si lascia la strada elettrificata. Un dosso, infatti, potrebbe romperlo. Da ultimo, quando un veicolo si ferma il flusso di corrente viene interrotto.

Chiaramente il sistema è progettato anche per essere sicuro per umani e animali. Prima di tutto non c’è elettricità sulla superficie dei binari. Ogni binario poi è composto da due binari più piccoli che fanno passare l’energia. Sono posti a cinque o sei centimetri più in basso rispetto alla strada e, assicurano gli ideatori, sono sicuri anche in caso la strada venga allagata da acqua salata. Non dimentichiamoci che durante i rigidi inverni svedesi le strade vengono ricoperte di sale e il ghiaccio sciolto diventa acqua. I due elementi insieme sono degli ottimi conduttori ma stando agli ideatori della strada elettrificata, anche in questo caso la corrente in superficie sarà inferiore a un volt. Praticamente ci si può camminare a piedi nudi.

Insomma, un’idea semplice ma geniale che rivela un lato curioso anche nel sistema di pagamento. La corrente ovviamente non è gratuita. Il sistema è quindi in grado di calcolare il consumo energetico di ogni singolo veicolo, questo infatti varia da modello a modello e in base allo stile di guida, e quindi di addebitare i costi direttamente sul conto dell’utente. Come quando accendiamo le luci in casa.

Al momento il sistema è stato testato con un veicolo, un vecchio camion diesel riconvertito in elettrico di PostNord, mentre dietro al progetto c’è eRoadArlanda, un consorzio costituito ad hoc. Stando ai calcoli effettuati dagli svedesi, la strada elettrificata dovrebbe essere anche conveniente. Nel paese nordico ci sono circa 500mila chilometri di strade, di cui ventimila sono autostrade. La distanza tra due autostrade non supera mai i 45 chilometri, una distanza che i veicoli elettrici possono percorrere senza problemi con la propria batteria: oggi perfino le citycar arrivano a 350 chilometri con una carica. L’assunto quindi è che basterà elettrificare quei ventimila chilometri di autostrade per permettere a tutti gli svedesi di dire addio ai combustibili fossili.

Il prezzo dell’operazione secondo il capo dell’eRoadArlanda, Hans Säll, è di 1000 euro al metro. Non certo una bazzecola, ma inferiore, sempre secondo il manager, anche di 50 volte al costo per la realizzazione di una linea tramviaria.


Fonte: WIRED.it

 
 

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