Mazinga Z: Infinity, padri, mariti, centrali di energia fotonica e tanto fan service

Nel futuro del mondo creato da Go Nagai (l’universo condiviso in cui coesistono Goldrake, Mazinga e Il grande Mazinga) l’energia fotonica non è più solo usata per alimentare gli omonimi raggi, non ha insomma solo un uso bellico ma è diventata una risorsa “naturale”, gestita dalla stessa grande società che aveva costruito i mecha delle tre serie (quella fondata dal padre di Koji, pilota di Mazinga Z). L’energia fotonica, come racconta nel dettaglio Mazinga Z: Infinity, ha messo daccordo tutte le nazioni, è diventata la fonte della prosperità sulla Terra (ora che tutti i nemici sono sconfitti) e sembra una risorsa pulita e senza fine.
Tanto è importante la ricerca sull’energia fotonica che Koji, ora che non è più in dovere di pilotare mecha, è diventato a tutti gli effetti un ricercatore, ha lo stesso taglio di capelli e le stesse basette ad angolo retto ma indossa un completo e fa un lavoro di scrivania, motivo per il quale tutti si aspettino che si sposi, sebbene egli non voglia.

Questo in poche parole è lo scenario in cui inizia Mazinga Z: Infinity, film d’animazione che include sia Mazinga Z che Il Grande Mazinga in un’avventura in cui il suo creatore (nonchè autore di tutte le serie classiche) non ha niente a che fare. Questo è un progetto che lui ha benedetto ma in cui non ha fatto niente. E viene spontaneo dire che si vede. Perché Go Nagai è sempre stato un innovatore che provocava il sistema (suo è anche quel delirio di nudità, erotismo e maligno che è Devilman, fumetto e serie animata, o anche l’innovativo Jeeg Robot D’Acciaio o ancora Getter), mentre Mazinga Z: Infinity è una storia apocalittica che vede il ritorno di tutti i grandi nemici storici ormai sconfitti, da un’altra dimensione.

Il più banale e trito dei pretesti.

Dietro c’è ovviamente l’idea nostalgia di un’altra avventura come una volta, solo che c’è davvero poco come una volta. Koji e Tetsuya, i piloti dei mecha, non hanno più il profilo cool e distante che avevano e che li rendeva impenetrabili, sono uomini con il problema del matrimonio o della paternità, addirittura Koji viene preso in giro per il suo tono non adatto alla propria età: “Perché hai sempre quell’aria da adolescente il cui amore non è corrisposto?!” gli verrà rinfacciato ad un certo punto.
Non è più tempo di eroi nel Giappone del futuro dominato dall’energia fotonica.

Il ritorno dei grandi cattivi guidati inevitabilmente dal dr. Inferno (ora interessato al controllo della suddetta energia, quindi più calcolatore che in passato) costringerà gli eroi a tornare ad essere tali e battersi contro un mecha immenso che è stato scoperto dentro il monte Fuji. Mazinga Z e il Grande Mazinga a confronto di quello sono piccoli come gli umani davanti a loro.

La domanda sarebbe: “Cosa ha senso cercare o aspettarsi in un nuovo film di Mazinga fatto adesso?”. Di certo si non ritrova la vecchia ingenuità anni ‘60 e ‘70 di quelle serie animate, perché il film ha tutti i crismi del cinema animato moderno, è molto sofisticato e pieno di ragioni e motivazioni per ogni cosa, pieno di dettagli e precisione sulla scienza fantastica. Di sicuro poi non troverete i costumi irriverenti di quelle serie, perché la grande avventura per la salvezza del mondo nasconde una piccola avventura dei singoli personaggi per convolare a giuste nozze.

Non si ritrova nemmeno l’originalità delle trovate visive visto che alla fine tutto finirà con l’equivalente fotonico della sfera Genkidama di Dragon Ball, dunque un espediente preso da un altro fumetto.

Si ritrovano, quelli sì, tutti i personaggi classici e i robot classici, gli scienziati più o meno demenziali e quelli serie, le donne, i mecha e le armi che usavano (su cui troneggiano i pugno rotanti). Ma quella domanda “perché raccontare un’altra storia di Mazinga” non trova realmente una risposta. Sarebbe bello dire che è per il piacere di rivivere vecchie emozioni o di rimettere in scena storie e personaggi come si faceva anni fa, ma nemmeno quello può essere possibile. Mazinga Z: Infinity ha come primo obiettivo la cattura di un pubblico nuovo e quindi cerca il più possibile di parlare un linguaggio moderno.

È una sfida difficilissima quella di rimettere in circolo storie e mitologie sepolte da decenni, ma poteva essere paradossalmente vinta con grande semplicità, bastava fare un buon film. Ogni anacronismo, variazione o fan service sarebbe stato immediatamente perdonato davanti all’universale concetto di “buon film”.
Mazinga Z: Infinity però non lo è.


Fonte: WIRED.it

 
 

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